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La storia della Transtv inizia nel novembre del 1982 con il nome di “Video Club”, una cooperativa che nasce dalle ceneri di TV Zeta e che associa subito, con successo, oltre un centinaio di persone tra Bari e provincia. Le allora pionieristiche attrezzature video (dal Video2000 ai Betamax ai primi VHS) sono condivise dai soci per la diffusione a noleggio di mezzi e film nei nuovi formati amatoriali. Presidente e ideatore è Raffaele Licinio e tra i soci figurano Pino Guario, Piero Montefusco, Angelo Fraccalvieri, Nico Cirasola e tanti altri. È il primo tentativo di mettere in rete il mondo del cinema guardando ai nuovi mezzi elettronici come occasione di democratizzazione. Negli studi della TV vi sono anche residui di mezzi di produzione, dalle telecamere tritubo dal dorso arancione della JVC agli U-Matic da studio delle prime serie Sony, oltre che repertori di videocassette e dischi. All’interno della cooperativa nasce anche “PROGETTO RADIO” uno dei più interessanti esperimenti di radiofonia democratica a Bari; una Radio Associazione, ovvero priva di pubblicità e con un palinsesto curato in prima persona dai soci musicisti e musicofili, autogestita quindi da un nutrito gruppo di futuri protagonisti della scena musicale pugliese (tra i tanti programmi anche quello del Centro Sociale LA GIUNGLA). Le prime iniziative della cooperativa sono “CULT MOVIE”, rassegna cinematografica al Cinema Esedra di Bari, e “CULT VIDEO”, la prima rassegna di video d’autore, che arriverà a tre edizioni con opere e artisti provenienti da tutto il mondo, dagli USA, dall’Olanda, dalla Spagna, dalla futura Slovenia, ricca di fermenti artistici giovanili. Molte di queste opere, e la stessa rassegna Cult Video, vengono distribuite in Puglia e in Basilicata grazie alla dotazione, per primi nel meridione, di un videoproiettore Barco. Intanto con i mezzi video si inizia a fare esperimenti produttivi, da un documentario a Terlizzi scritto in presa diretta da Nichi Vendola ai concerti dei primi gruppi punk, reggae e new wave che verranno utilizzati nel 1984 da RAITRE Puglia per il programma "Quelli della Giungla". In breve tempo all'attività di service e di distribuzione si affianca quella produttiva con il marchio “Transtv”. Si esordisce con l’ultimo dei documentari prodotti dal centro Rai di Bari, “FFF, FORSE FIORIRANNO FILM” sul cinema indipendente americano e italiano. Il documentario contiene anche una lunga intervista con Enrico Ghezzi. È in questo passaggio che si colloca il cambio di presidenza, affidata da allora alla persona di Angelo Amoroso d’Aragona, socio dal 1982, nella redazione della radio, cameraman e montatore dei primi video e di alcune installazioni sperimentali realizzate con Mario Lombardini nella città di LECCE. Si abbandona l’idea del “club” per quella di cooperativa di lavoro, lavorando spesso su commissione per spot pubblicitari e documentari istituzionali ma tentando anche di avviare delle produzioni indipendenti. Da questi sviluppi emergeranno le figure di Mario Lombardini (fondatore della “SoftMedia”), dei fratelli fotografi Antonio e Roberto Tartaglione, di Edoardo Nicoletti (fondatore della “Eido Lab”), di Enrico Liano (“Moebius onlus”), di Mario Coscia (direttore per anni di “Infoto”), di Alba Filomeno (oggi nello “Studio Uno” di Roma), del musicista Nico Girasole.


Dal 1985 per dieci anni la Transtv produce quindi opere di Fabio Segatori (“IL CORPO DELLA CAPPADOCIA”, “LONTANA”, entrambe in 16mm colore e messi in onda dalla RAI) di Luca Gasparini (“TEMPI MODERNI: CCCP”, distribuito come VHS dalla BMG Ariola), oltre a diversi documentari istituzionali di Tommaso Lapegna per il Crsec di Bitonto “ITINERARIO TRA LE CUPOLE”), per il Museo Archeologico di Bari (“BARI, LA MEMORIA VISIBILE” e altri ancora.


Nel 1993 vengono prodotti i due cortometraggi, Premi Qualità nel 2000, con cui esordisce alla regia Angelo Amoroso d’Aragona, già presidente della Transtv (“STESSO DESIDERIO” e “FRAMMENTO ORFICO” entrambi in 16mm colore). Numerosissime le partecipazioni in Concorso o come Eventi Speciali di queste opere a diversi Festival (Anteprima di Bellaria, Cinema Giovani di Torino, Festival dei Popoli di Firenze e tantissimi altri) sino al Premio Qualità nel 2000 per i due cortometraggi di Angelo Amoroso d’Aragona.


Intanto nel 1992 la Transtv ha organizzato la prima edizione di “OLTRE LA LINEA DI FUOCO”, salutata come la più esaustiva iniziativa in Europa sul cinema arabo. Ad un anno dalla prima guerra del Golfo la Rassegna cinematografica e la Giornata di studio mettono insieme per la prima volta tutti i paesi non europei che si affacciano sul Mediterraneo, dalla Turchia al Marocco, includendo sia l’Iran sia Israele. Gli ospiti sono numerosi: per la Giornata di Studio da Magdi Allam alle maggiori riviste di politica internazionale; per la rassegna da registi come Nouri Bouzid, a cui si dedica una delle cinque personali in programma, a storici come Férid Boughedir o produttori come Ahmed Attia.


Il grande successo nazionale di stampa, di critica e di pubblico spinge la Transtv a ripetere una seconda edizione, nel 1994, sui paesi balcanici, in quel momento devastati dalla guerra con la ex-Jugoslavia, in collaborazione con il Festival dei Popoli di Firenze, uno dei più antichi e prestigiosi festival del documentario nel mondo. Nel 1996, in occasione delle celebrazioni del centenario del cinema, si giunge alla terza e ultima edizione di “OLTRE LA LINEA DI FUOCO” con il sottotitolo significativo di “Anteprima per un Festival nel Mediterraneo”. Per l’occasione si proiettano, su concessione di Amedeo Pagani, i rulli originali di ripresa dei ciak inediti di Theo Angelopoulos con Gian Maria Volontè per “Lo sguardo di Ulisse”, sonorizzati dal vivo con una performance di violino e percussioni ideata da Luigi Morleo. La serata d’inaugurazione della prima edizione ebbe la diretta televisiva su Rai2 mentre la notte di Fuori Orario su Rai3 metteva in onda, pubblicizzando la Rassegna, un reportage di un’ora appositamente montato con i materiali video sui profughi albanesi della nave Vlora, nell’agosto del 1991 allo Stadio della Vittoria di Bari.


Nel 1995 la Transtv si è intanto ricostituita in Associazione Culturale e porta finalmente a termine il progetto, nato negli anni precedenti, di restauro e riedizione del primo film pugliese, rimasto per altro sconosciuto anche alla storiografia ufficiale. Si tratta di “IDILLIO INFRANTO” opera del 1931 fatta riemergere nel 1989 dalla cassapanca dove era stata abbandonata e quindi fatta conoscere prima ad un nutrito gruppo di critici e di operatori culturali ed infine dal 1996, dopo il suo restauro, ad un vasto pubblico internazionale, con proiezioni sempre accompagnate dall’orchestra di Nico Girasole, compositore per lo stesso film di una riuscita colonna sonora originale. Grazie a quest’opera di recupero, finalmente la stampa sia quotidiana sia specializzata scrive del film, da Oscar Iarussi sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» nel 1991 a Vito Attolini sulla rivista «Immagine: note di storia del cinema» nel 1995. Compiuto il restauro, ne scrive anche Vittorio Martinelli che lo cataloga come ultimo film muto italiano nel volume conclusivo della Cineteca Nazionale – C.S.C. su «Il cinema muto italiano» (ERI, Biblioteca di B&N – 1996). Con l’intento di dare continuità a questa indagine su realismo cinematografico e cinema regionale, l’Associazione organizza una delle poche occasioni in Italia di conoscere un autore chiave per questo percorso: “ANDRÉ ANTOINE - LEZIONI DI VERO”. Alla Giornata di Studi, presenti i maggiori esperti di Francia e Italia, ospite il montatore e regista Henri Colpi, precede la retrospettiva completa dei film di André Antoine accompagnati da pianoforte, tradotti e sottotitolati elettronicamente dalla stessa Associazione. L’iniziativa si conclude con la rara proiezione del capolavoro muto del 1920, rimasto inedito sino al 1982, “L’Hirondelle et la Mésange” accompagnato dal vivo da Luigi Morleo, per pianoforte e percussioni su partitura originale di Raymond Alessandrini, e con l’attore Marcello Prayer, per la lettura in traduzione italiana dei dialoghi e dei commenti scritti negli intertitoli originali, nell’unica copia del film pervenutaci dalla Cinémathèque Française. Negli anni successivi l’Associazione promuove la conoscenza di “Idillio Infranto”, prima in Puglia, in specie nei luoghi che videro le location dello stesso film, quali Alberobello, poi ai Festival, come il Carpino Folk Festival o Il Vento del Cinema in Procida, e infine all’estero, come in Canada e non ultimo ad Istanbul, dove il film è stato oggetto di studio, nel 2006, all’interno di uno dei più prestigiosi Licei della Turchia ed evento di Gala per una serata dell’Istituto Italiano di Cultura.


L’intento non è solo quello di far conoscere la prima opera realizzata in Puglia ma anche quello di stimolare presso tutte le amministrazioni pubbliche degli Enti locali la creazione di Film Commission e Film Fund. A tal fine la Transtv sin dal 2001 realizza, accordi prima con la Provincia di Bari e dopo con il Comune di Alberobello e viene riconosciuta, prima in Puglia, come membro del coordinamento nazionale delle Film Commission degli Enti Locali, la Italian Film Commissions, nella persona di Paolo Luigi De Cesare. Tale patrimonio è uscito dalla Transtv e nel 2006 è definitivamente confluito in una nuova Associazione Culturale denominata “Alberobello Puglia Film Commission”. Intanto l’Associazione Transtv si è orientata ad assumere un assetto sempre più vicino a quello di rete del mondo del cinema. Nel 2002 partecipa a questo titolo alla “Vetrines de la Télevision Italienne” di Parigi con un’ampia selezione di documentari prodotti sul territorio regionale e nel 2005 promuove e organizza la costituzione di RECIDIVI, insieme Rete ma anche archivio per l’analisi, il censimento e la valorizzazione del Repertorio Cinematografico Digitale e Video di Puglia e Basilicata. RECIDIVI riprende il progetto di restauro di “Idillio Infranto” con le nuove tecnologie digitali grazie alla sponsorizzazione del “Club delle Imprese per la Cultura” promosso da Alessandro Laterza nella Confindustria di Bari. Nuovamente, dopo dieci anni dalla prima proiezione, viene organizzata al Nuovo Cinema Palazzo, per la “Settimana della Cultura” promossa da Confindustria in tutta Italia, la proiezione con accompagnamento dal vivo del film, preceduto da una Mostra nel Foyer. Subito dopo, nel 2006, con il nome “IL CINECLUB DEI RECIDIVI” si anima per qualche mese il Cinema ABC di Bari con l’intento di farne in nuce un esempio di quella Cineteca interregionale di cui si promuove la nascita, intesa non solo come luogo di conservazione ma come luogo condiviso, Casa del Cinema, con funzione di Centro Studi ma anche di socializzazione, di sportello per le informazioni, di Sala per retrospettive e proiezioni extracommerciali. Per l’occasione si riscoprono e proiettano opere nascoste in archivi pubblici e privati, come i cortometraggi degli anni ’60 di AGOSTINO DI CIAULA, depositati in 35mm colore presso la Biblioteca Comunale di Fasano. Non ultimo si rimette ordine alla CINETECA DEL CINEMA ABC, revisionando le sue pellicole e proiettandone alcune di rara reperibilità. Tale iniziativa si blocca a causa della chiusura per restauri del Cinema ABC dell’Agis Puglia e Basilicata, nel settembre dello stesso anno.Nel 2006 l’Associazione torna a promuovere le produzioni dei propri soci, iniziando con due documentari inerenti le proprie attività, quali “LO STADIO DELLA VITTORIA” che parte dai documenti visivi del 1991 già messi in onda dai Rai3 per ricostruire con nuove interviste la vicenda del Vlora, e “ALLA RICERCA DEL FILM PERDUTO” sulla singolare vicenda produttiva di “Idillio Infranto”, due film inchiesta diretti entrambi da Angelo Amoroso d’Aragona, girati in HDV per essere trasferiti in pellicola.


Nel 2007 l’Associazione apre in Bari al numero civico 33 di Via Giandomenico Petroni una sede dove si conta di far crescere il progetto di Rete del Cinema RECIDIVI (Repertorio Cinematografico Digitale e Video). Nei mesi estivi, nei locali vicinissimi alla sede della Pinacoteca Provinciale di Bari, sempre con il logo RECIDIVI la Transtv ha portato, primi in Italia, la Mostra itinerante nel mondo su Krzysztof Kieslowski, ideata e curata dal suo biografo Stanisław Zawiśliński per il Muzeum Kinematografii di Łódź e l’Instytut Polskiej Sztuki Filmowej. A Bari intitolata “LO SGUARDO DEL SE” la Mostra è stata presentata dal suo curatore, dal responsabile per l’Italia Anna Maria Jelnicka e dal critico Oscar Iarussi. Per l’occasione l’Associazione ha realizzato il primo dei “QUADERNI DEI RECIDIVI” intitolato “KIESLOWSKI FOTOGRAFO: DALLA CITTÀ DI ŁÓDŹ". Il Quaderno, curato da Vito Amodio, organizzatore a Bari della Mostra, è una novità mondiale, essendo il primo libro di fotografie del regista polacco. Per ulteriori informazioni sull'iniziativa si può consultare il sito www.recidivi.it .


Dal gennaio 2008 finalmente RECIDIVI si configura come iniziativa pienamente autonoma dalla TRANSTV che ne ha promosso la nascita. Nel frattempo l'Associazione punta sulla produzione indipendente favorendo lo sviluppo di film e documentari indipendenti da parte dei propri soci con i supporti digitali. TRANSTV è la capacità del mezzo televisivo di cambiare sesso e trasformarsi da Media per eccellenza della omologazione in strumento critico nelle mani degli artisti, la TV che diventa Cinema, Videoarte, domani forse una WebTV. Per la TRANSTV varato il progetto RECIDIVI inizia una nuova stagione...


Associazione Culturale TRANSTV
transtv@libero.it
Telefono +39 340.7917790
Fax +39 080.34731165
Codice Fiscale 93167570725
Partita IVA 06350090723

Legale Rappresentante
Angelo Amoroso d’Aragona

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Bari, Valle d'Itria
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transtv@libero.it
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3404607498
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Associazione Culturale Transtv
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Viale Quinto Ennio 1/a
70124 Bari
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20 soci come persone fisiche
Da quando?
2 January 1995
Attività principale e stabile da segnalare (Festival ecc.)
promozione dal 2004 di RECIDIVI con Cineclub dei Recidivi e RESTAURO di IDILLIO INFRANTO
Oltre a quella principale hai altre attività che vuoi segnalare, anche se episodiche (potranno essere usate per le ricerche avanzate, quindi vanno bene anche titoli di film ecc.) ?
"Oltre la linea di fuoco" tre edizioni biennali dal 1992 al 1996
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Alle 15:16 del 21 Giugno 2008, TRANSTV ha detto...
GLI ATTORI “RECIDIVI” DI UN RESTAURO
RELAZIONE AL CONVEGNO DELLA TECA DEL MEDITERRANEO
(vedi eventi - 24 giugno 2008 - Villa Romanazzi Bari)

“Idillio Infranto” fu restaurato con tecniche tradizionali nel 1996, in occasione del Centenario del Cinema per iniziativa del Comune di Bari, Assessore alla Cultura il Prof. Domenico D’Oria. Il film non lo si conosceva, se non per un telecinema, con una trascrizione in VHS, pericolosamente azzardato dagli eredi, affidatesi per inesperienza ad un Centro di noleggio video locale. Per anni questo VHS, dalla riscoperta della pellicola nella cassapanca al restauro, è stata l’unica fonte d’informazioni sul film. Oggi testimonia lo stato di conservazione dell’originale prima della rigenerazione. “Idillio Infranto” fu girato e stampato con una pellicola al nitrato, facile da infiammarsi e soggetta anche ad autocombustione. La cosa più urgente da farsi era dunque rigenerare con appositi bagni il positivo e ottenerne un controtipo negativo in poliestere da cui stampare un nuovo lavander. È quanto finalmente si fece, dopo anni d’inutili insistenze con gli Enti pubblici, senza però che questa copia di protezione del film trovasse una Istituzione capace di provvederne alla conservazione e a farne patrimonio. Lo farà in modo autonomo l’Associazione Culturale che ne promosse il restauro, la TRANSTV di Bari, investendo in questo film e nella necessità di far nascere una Cineteca regionale, molte delle sue energie. Nel frattempo in Italia e nel mondo stavano nascendo Istituzioni per la promozione e il sostegno agli archivi cinematografici e al restauro dei film. La più famosa è la Film Foundation fondata da Martin Scorsese nel 1990, a cui aderirono come soci fondatori Kubrick, Lucas, Spielberg, Coppola, Pollack e Allen. In Italia, negli anni ’80 vengono censiti già 52 centri di conservazione del patrimonio filmico, di cui due in Puglia, il Centro Studi ABC di Bari e la Mediateca della Regione Puglia. Singolare che da quest’elenco manchi quella che oggi in termini di patrimonio filmico può essere considerata uno dei più importanti archivi europei, la Cineteca Lucana di Oppido Lucano. E’ in quegli anni che la Cineteca di Bologna, in sinergia con il DAMS e altre infrastrutture regionali, farà del restauro non solo uno specifico ma anche un patrimonio commerciale grazie ad un’attenta politica di marketing territoriale. Già nel 1984 la Cineteca del Friuli di Gemona inizia un’azione pionieristica, dedicandosi proprio al nitrato grazie ad un accordo con un piccolo laboratorio di Roma, lo Studio Cine; lo stesso dove, nel 1995, portai per il restauro il nostro “Idillio Infranto”. La Cineteca Nazionale esiste invece in Italia dai primi anni ’30, gli stessi anni in cui si realizza “Idillio Infranto”. Nasce come Archivio di film per il Centro Sperimentale ma è solo nel 1949 che diventa titolare del deposito obbligatorio dei film nazionali. “Idillio Infranto” ne è rimasto ormai escluso e portare alla Cineteca Nazionale il film significò nel 1996 consentire che la stessa lo catalogasse come ultimo film muto italiano, facendolo quindi uscire da un oblio storiografico durato oltre sessanta anni. Anche la Cineteca Nazionale, in quegli anni, interviene con decisione sul fronte del restauro e negli anni ’90 gli viene conferito il ruolo di coordinamento del sistema cinearchivistico nazionale. Ci sarebbero dunque, in Italia, tutte le condizioni per una politica di sistema policentrico e di enormi potenzialità, tuttora ancora inespresse. Il restauro di “Idillio Infranto” vuole essere un contributo in questa direzione.

Il primo esame di una pellicola è tattile. A questo esame “Idillio Infranto” non risultava né cristallizzato né particolarmente aggredito dai fattori che solitamente il tempo comporta per il nitrato. Insieme al film io portai allo Studio Cine altri fondi cinematografici emersi sul territorio barese. Sono 16mm colore degli anni ’40 e risultavano gravemente danneggiati, sbriciolandosi tra le dita. Il colore è quasi sempre fonte di gravi condizione di resistenza al tempo ed è da questa scoperta che nasce la passione di Martin Scorsese, il quale realizzò “Toro Scatenato” in Bianco Nero per protestare con la Kodak e per lanciare l’allarme. Quei fondi della famiglia Gargano di Adelfia, come i fondi Di Ciaula del Comune di Fasano attendono ancora il nostro intervento, ed essendo a colori sono, anche se più recenti, più gravosi e difficili. Nel frattempo sono giunte a maturazione le nuove tecnologie digitali. Grazie al tempestivo intervento del Club delle Imprese per la Cultura della Confindustria di Bari, che ha messo in moto questo processo donando alla TRANSTV un fondo di sponsorizzazione, è stato possibile utilizzare queste nuove tecnologie per ridare al film la sua forma originaria e andare oltre la semplice conservazione. Ma cosa è la forma originaria di un film? Quella del suo supporto o quella percepita in Sala durante la proiezione? Non ho dubbi che si tratti della seconda ma per capirlo facciamo un passo indietro.

Nell’autunno del 2007 si è dunque tornati al film originale su nitrato. Finalmente grazie all’accordo tra Teca del Mediterraneo e Cineteca Nazionale, con la sponsorizzazione della Confindustria di Bari, il film trova le condizione per procedere al restauro digitale. Il nitrato viene consegnato insieme al lavander del 1996 e li si confronta con il controtipo in poliestere dello Studio Cine di proprietà della TRANSTV. Ancora con grande meraviglia si scopre che il nitrato, dopo un altro decennio in cassapanca, si presenta in ottimo stato di conservazione, sempre provocando stupore sotto le mani dei tecnici e dei restauratori. La pellicola positiva è Ferrania e il negativo di partenza è invece una Zeiss Ikon. Una scelta oculata per quel tempo, in termini produttivi, perché si tratta di una pellicola particolarmente economica e molto versatile.

Nella produzione del muto i film vengono montati nei reparti positivo e non come oggi in negativo. “Idillio Infranto” si presenta in questa forma: come una somma di tagli di positivi, con i cartelli invece inseriti direttamente da negativo per risparmiare la stampa. E’ la prassi del cinema muto. Non presenta invece alcuna forma di colorazione e viraggio. La pellicola al nitrato si decompone inesorabilmente anche se conservata in cellari refrigerati e, a parte la neve sulla Murgia barese, non si può parlare di questo per il soffitto di Villa Campanella in Acquaviva delle Fonti. Il processo di degrado si manifesta in questo modo:
- l’emulsione incomincia a sbiadire e diventa bruna;
- l’emulsione diventa appiccicosa;
- la pellicola al tatto è molliccia e all’olfatto è di odore intenso e acre;
- la pellicola diventa una sola massa compatta, appiccicandosi spira contro spira;
- si polverizza e emette odore intensissimo e acre.
“Idillio Infranto” non presenta nessuno di questi stati. Non solo, la distanza tra le perforazioni dimostra che la pellicola non si è nemmeno molto ristretta. Questo particolare ha reso possibile, con le dovute precauzioni, il passaggio in macchina dell’originale. Insieme all’originale del film sono passati al telecinema tradizionale (copia da cineproiettore a videoregistratore), senza rigenerazione, anche tutti gli scarti di lavorazione trovati insieme al film, con scene doppie, scene tagliate ma soprattutto con un repertorio che getta nuova luce sulla Apulia Cine fondata da Orazio Campanella e che meglio ci consentiranno anche di valutare quali scelte fare nella riedizione dello stesso film. L’analisi manuale e su tavolo passa film dei repertori consente una somma di informazioni capace, se integrati da analisi critica e storica, di raccontarci l’impresa stessa, valutandone il grado di improvvisazione, gli apporti professionali e gli intenti imprenditoriali o amatoriali.

Intanto per il film, grazie alla non particolare contrazione del nitrato, si è potuto compiere un normale telecinema, acquisendolo sempre in HD ma direttamente su nastro magnetico, ovviamente con un segnale non compresso. Un simile processo consente un controllo molto maggiore del processo rispetto allo scanner di ogni fotogramma, senza dover rinunciare a nessuno dei vantaggi di manipolazione dell’immagine. Nelle parti in cui la pellicola s’era iniziata a gonfiare e deformarsi, l’elaborazione digitale dell’immagine ha consentito, per esempio, di allineare non i fotogrammi bensì il loro contenuto, ridando fluidità naturale alla scena. Ora tocca decidere il grado di correzione di graffi, macchie, spuntinature, abrasioni e, nel caso di “Idillio Infranto”, soprattutto di righe. Sono scelte da operare in funzione anche del budget disponibile ma si parte da un nitrato che non ha conosciuto un gran numero di proiezioni, come sempre accade, al contrario, quando si restaura un capolavoro del cinema. L’importante è capire la resa fotografica di una trasposizione pur sempre elettronica. Il processo potrà dirsi concluso solo con il check-print, che ne testimonierà l’esito qualitativo. In pratica il film tornerà nuovamente sulla pellicola 35mm. ma come se fosse stato prodotto oggi.

Quello che infatti il digitale ha consentito, senza compromettere l’impianto conservativo del restauro, è una riedizione del film stesso. Contrariamente ad un’opera testuale o architettonica il restauro di un film è opera meno certa. Potremmo dire che la pellicola non è il film ma soltanto un supporto che consente la riproduzione di un meccanismo più complesso che chiamiamo appunto “film”, intendendo con esso la percezione audiovisuale dello stesso. Le forme di fruizione, le tecniche e le tecnologie utilizzate sono elementi fondamentali da ripristinare. L’originale di “Idillio Infranto”, come tutti i film muti, ha una collocazione del fotogramma sulla pellicola incompatibile con i mascherini e le ottiche dei moderni proiettori cinematografici. La scansione dei fotogrammi non è inoltre a 24 al secondo bensì in un tempo variabile intorno ad una media di 20 fotogrammi. Su “Idillio Infranto” si è sperimentata pertanto una tecnica di scratching che non ha “disegnato” fotogrammi intermedi bensì ha duplicato quelli esistenti come già avviene da tempo nelle tecniche di animazione. Non abbiamo inventato nessun fotogramma ma usando quelli del film lo abbiamo portato alla velocità di 24 fotogrammi al secondo, rendendo possibile anche l’inserimento di una colonna sonora, in passato affidata dalla TRANSTV al Maestro Nico Girasole ma solo per accompagnamento orchestrale dal vivo e quindi di non facile allestimento. Non resterà che stamparlo nuovamente su pellicola e lo si potrà proiettare in qualsiasi sala cinematografica, senza effetti “ridolini” di sorta e, quando desiderato, con un suo originale accompagnamento sonoro, che ne segnerà appunto la sua riedizione. Non solo. Si potrà anche evitare il passaggio su pellicola e proiettarlo nelle Sale mettendolo in rete per mezzo dei nuovi circuiti digitali come Microcinema. Un ottimo punto di partenza per iniziare anche in Puglia, magari concertando un’azione congiunta con la Regione Basilicata e il patrimonio della Cineteca Lucana, una politica che sappia trasformare questo patrimonio in memoria e in motore di sviluppo. L’Associazione TRANSTV lo sta continuando a fare partecipando ad una rete indipendente di Associazioni, Mediateche, Archivi, singoli cineasti e video maker denominata appunto RECIDIVI: Rete dei Repertori Cinematografici, Digitali e Video di Puglia e Basilicata.

Angelo Amoroso d’Aragona
Bari, 24 giugno 2008
 
 

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